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ATTI DEL FORUM MEMBRI IBISG - EMILIA ROMAGNA MARCHE
Bologna, domenica 22 giugno 2003, Circolo Benassi
PROBLEMI ORGANIZZATIVI ED EQUIVOCI DOTTRINALI: ALCUNE PROPOSTE
IN MERITO
Intervento di Antonio Serra
Invio alcune riflessioni che spero possano contribuire a migliorare
la nostra organizzazione e servire come punto di partenza per un
proficuo scambio di idee.
Sono convinto che, sia a livello individuale, che in qualsiasi gruppo
o organizzazione, sia molto utile e onesto considerare seriamente
e con sincerità i fattori e le condizioni che hanno determinato
i nostri insuccessi, in modo da potervi porre rimedio.
Oltre che naturalmente intervenire su sé stessi (demone del
sesto cielo, arroganza, ecc.) è fondamentale individuare
gli elementi "strutturali", sia a livello dell'interpretazione
dei principi buddisti, che delle modalità organizzative,
che hanno reso possibile ed anche favorito nel corso degli anni
l'insorgere di così grandi problemi (autoritarismo, insoddisfazione
diffusa, ecc.); altrimenti i problemi verranno solo accantonati
e non risolti alla radice.
La nostra organizzazione è strutturata in maniera gerarchica.
Di fatto, nella prassi comune, sin dagli inizi delle nostre attività,
per le questioni di carattere organizzativo sono state ritenute
valide e degne di considerazione quasi esclusivamente le direttive,
i consigli e i pareri espressi da un responsabile di grado pari
o superiore. Questo sistema può generare facilmente atteggiamenti
nella logica del comando e della subordinazione, premessa per coltivare
atteggiamenti che possono sfociare nell'omologazione, cioè
la mancanza di autonomia e pensiero critico, e nell'autoritarismo
(modelli attualmente dominanti in molti ambiti della società).
A volte le affermazioni scritte sui nostri giornali denotano, a
mio avviso, una certa superficialità o genericità.
Non che siano sbagliate in senso assoluto, ma andrebbero specificate
con più attenzione a seconda dell'ambito a cui si riferiscono;
a volte possono generare equivoci, nella modalità in cui
vengono esposte.
In uno scritto pubblicato sul Nuovo Rinascimento, (15 maggio 2002,
pag. 20) il presidente Ikeda fa un'affermazione, riferita alla relazione
maestro - discepolo con Toda, che suona così: "Se svolgiamo
questa attività [la nomina dei responsabili] seguendo le
guide di sensei non ci possiamo sbagliare".
Questo atteggiamento può essere sincero e dare risultati
positivi, soprattutto nel campo della fede, ma in ambito organizzativo
nasconde il pericolo che deriva dalla mancanza di un sano spirito
critico e di autonomia. Questo può denotare, e favorire,
da una parte una certa fragilità nel carattere (che porta
a ricercare una figura autorevole da seguire che ci ponga al riparo
da errori) e dall'altra può determinare pericolosi atteggiamenti
di chiusura nei confronti di tutto ciò che non proviene "dall'alto"
o mette in discussione le nostre certezze; è quindi molto
facile che col passare del tempo i membri sviluppino atteggiamenti
nell'ottica della gerarchia, del "clan" e della discriminazione
verso chi la pensa diversamente.
Per fare un altro esempio, mantenere la propria incrollabile decisione
può essere positivo in relazione alla determinazione di praticare
tutta la vita, ma può rivelarsi estremamente pericoloso se
riferito ad un'idea o decisione che una persona adotta nella propria
vita personale o anche nell'attività. A volte le cose vanno
male proprio perché il nostro desiderio è orientato
in una direzione sbagliata, o con motivazioni non corrette o fa
parte di una modalità che non crea valore. Occorre invece
essere sempre pronti a mettere in discussione le nostre idee o obiettivi,
pur mantenendo l'obiettivo primario di kosen rufu. Altrimenti, come
di fatto è accaduto nell'IBISG, si creano le condizioni affinché
sorgano diffusi atteggiamenti di chiusura, ostinazione, subalternità
al "capo" o all'organizzazione, rivalità di tipo
"ideologico", (tutte caratteristiche estremamente deleterie
in ambito sociale ed individuale). Mi è successo svariate
volte di aver parlato con dei responsabili, esponendo alcune idee
per migliorare le nostre attività; spesso la risposta che
mi è stata data era già negativa in partenza. Più
che cercare di capire e di approfondire, hanno cercato semplicemente
di convincermi perché sbagliavo.
L'atteggiamento che sin dall'inizio della pratica ci viene suggerito
può orientare le persone verso l'avidità. Poniti degli
obiettivi e recita per realizzarli - si dice spesso.
Non c'è il rischio che la pratica e l'attività siano
centrati più sull'ottenimento (e l'accanimento) verso i nostri
obiettivi (con conseguente "ansia da realizzazione") che
su un più naturale e semplice atteggiamento di lode e gratitudine
verso il Gohonzon, cioè verso la vita?
Meglio dirigere il nostro Daimoku con gioia anche verso gli aspetti
che vogliamo migliorare; sarà molto più naturale che,
facendo emergere lo stato di Buddità, questi si orientino
verso la giusta direzione.
Penso sia estremamente importante sviluppare nelle nostre attività
atteggiamenti e modalità relazionali e di pensiero che possano
essere adottati con successo anche in ambito familiare, lavorativo,
sociale.
Alcune proposte:
Occorre, a mio avviso, privilegiare il più possibile, per
tutti i membri, attività nel proprio gruppo, nel quale ciascuno
assuma una posizione paritaria, pur nella differenza di ruolo e
di anzianità.
Accanto a questa attività principale si possono svolgere
attività di staff e di coordinamento fra gruppi, riducendo,
per quanto possibile, i livelli di responsabilità e le attività
relative.
1° zadankai di ogni mese ( e relative attività di preparazione):
per tutti nel gruppo di appartenenza. In questo modo ogni gruppo
sarà composto stabilmente da persone con i più diversi
livelli di esperienza e di pratica e che possano creare legami continuativi.
Attualmente, appena un responsabile di gruppo acquisisce esperienza
e assume un incarico più elevato, di fatto esce dal gruppo,
avendo in seguito solo relazioni "dall'esterno", che ritengo
in gran parte poco efficaci allo sviluppo del gruppo stesso. Un
problema da tenere in considerazione è dovuto al fatto che
anche se a parole si afferma il contrario, i responsabili devono
seguire determinate persone a seconda del ruolo che ricoprono (
ad esempio, il responsabile di settore Divisione Uomini si occupa
principalmente dei responsabili di gruppo D.U., e così via
per le altre divisioni e livelli di responsabilità). Di fatto
questo sistema, se eccessivamente praticato, può portare
a sviluppare rapporti interpersonali innaturali, forzati. Non appena
decade questo tipo di relazione, ad esempio se uno cambia gruppo
o responsabilità, sovente anche i rapporti si troncano, a
meno che non sia nata un'amicizia fra le due persone al di fuori
dell'attività. Penso che dare maggior spazio all'attività
nel proprio gruppo anche a tutti i responsabili di grado elevato
possa creare una maggior spontaneità nei rapporti tra le
persone, senza che ci si debba preoccupare della divisione (che
brutto termine, dà proprio l'idea delle strutture di tipo
militare!) e del livello di responsabilità delle altre persone.
Aiutare gli altri è un fatto decisamente positivo e importante,
ma occorre essere consapevoli che per alcune persone di carattere
debole, la responsabilità può nascondere il bisogno
di sentirsi gratificati dal fatto di esercitare una forma di dominanza,
razionalizzata sotto la forma di altruismo.
2° zadankai: ci si può spostare nei gruppi del proprio
ambito di attività; si possono anche incentivare i meeting
di scambio, sia a livello individuale che di gruppo.
Non ritengo corretto che chi ricopre importanti ruoli direttivi
e decisionali all'interno dell'Istituto possa essere stipendiato
(ed anche con cifre consistenti) dall'IBISG o da società
connesse (Esperia, ecc.) che si avvalgono del denaro offerto dai
membri, o possa disporre di cifre o budget elevati a propria discrezione
(cellulari, auto, ecc.)
Se vogliamo proporre nella società un valido modello organizzativo
e di relazione interpersonale, dobbiamo prima di tutto realizzarlo
all'interno della SGI.
Chiedo:
- trasparenza e correttezza, anche formale, nei criteri di spesa.
Ritengo necessaria una rendicontazione annuale che indichi anche
la cifra percepita da singoli membri per attività connesse
all'IBISG (responsabili, direttori e collaboratori di giornali e
altre pubblicazioni, ecc.) A proposito, mi risulta che un noto responsabile
nazionale, che ricopre un importante incarico nella casa editrice
Esperia, percepisce un reddito annuale corrispondente a svariate
centinaia di milioni delle vecchie lire. Quando un membro versa
la quota dell'abbonamento a un giornale lo fa generalmente con spirito
di offerta (verso il movimento di kosen rufu, ma non verso singole
persone!) È giusto che questi consistenti "passaggi"
di denaro avvengano alla luce del sole.
- dialogo fondato sull'ascolto attivo (vero, e non solo sulla carta)
con ogni persona, indipendentemente dal ruolo che ricopre
- cariche di staff e istituzionali a tempo determinato; propongo
che i membri possano avere una funzione almeno di consultazione
relativa alla nomina e all'esercizio di alcune importanti cariche
istituzionali.
Occorre un documento scritto, meglio se sul Nuovo Rinascimento,
in cui si rettifichino, in maniera non generica, le distorsioni
più palesi dette ed effettuate da responsabili dell'IBISG,
in cui i diretti interessati si scusino espressamente e dichiarino
come intendono riparare al danno grave che hanno provocato, anche
nel corso di riunioni pubbliche, verso singoli membri e all'interno
dell'organizzazione.
Per fare alcuni esempi:
· Mi risulta che alcuni responsabili siano andati a casa
di membri omosessuali per informarsi circa le loro scelte personali
al riguardo; Questa condizione è stata discriminante nel
conferimento delle responsabilità..
· La frase pubblicata sul Nuovo Rinascimento riferita all'attività
buddista: "Non si può dire:- non sono d'accordo"
è autoritaria e forma persone, da una parte arroganti e presuntuose
e dall'altra, incapaci di ragionare in maniera autonoma, tanto più
che essa è nata da una distorsione strumentalizzata ad hoc
del concetto maestro - discepolo e dall'indebita attribuzione del
pensiero e del ruolo del pres. Ikeda da parte del Direttore Generale
e del suo vice. Tale frase, che tanta confusione e disorientamento
ha portato tra i praticanti, andava prontamente smentita, e ciò
non è stato ancora fatto, se non in maniera generica e indiretta.
La mia netta sensazione è che molti responsabili abbiano
cercato di minimizzare i fatti accaduti, insabbiando per quanto
possibile le notizie, in modo da poter mantenere modalità
in cui si trovano ormai a proprio agio.
La cosa più tragica è che probabilmente dopo anni
di attività frenetica, spesso ossessiva (che per forza di
cose può portare ad atteggiamenti di fanatismo) molti responsabili
sono talmente inquadrati nella logica gerarchica, da non rendersi
neanche più conto della gravità delle distorsioni
che sono avvenute.
Detto questo sono convinto che, attraverso un dialogo aperto e
una sincera pratica al Gohonzon, potremo trasformare tutti i veleni
in medicina.
Vi ringrazio dell'attenzione che vorrete prestare alla mia lettera.
Antonio Serra
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Antonio Serra |
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