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ATTI DEL FORUM MEMBRI IBISG - EMILIA ROMAGNA MARCHE
Bologna, domenica 22 giugno 2003, Circolo Benassi
GESTIONE DEL CONFLITTO
Intervento di Valeria Manzoni
Nel forum di Roma del 30 marzo scorso, sono state trattate varie
analisi psicologiche sul comportamento dell'individuo in una massa,
per capire il perché di quello che è successo nella
Soka Gakkai, fra cui i dialoghi di Ikeda con Brian Wilson sulle
religioni.
Io ho appena terminato un breve corso di gestione del conflitto
che mi ha permesso di fare una analisi dal punto di vista sociologico,
del gruppo e del conflitto che si adatta per una riflessione sul
ristagno della Soka Gakkai.
Gruppo: può essere definito come un insieme formato
da più persone che interagiscono fra di loro e che individuano
delle mete e delle norme comuni che stanno a capo delle loro attività,
sviluppando una rete di ruoli e relazioni.
Conflitto: è il segnale di qualcosa che non va più
e che deve essere modificato, un'opportunità per sviluppare
e migliorare i rapporti reciproci, è il modo in cui il conflitto
viene affrontato a stabilire se questa opportunità venga
colta o no. È un passaggio necessario all'innovazione e alla
vita in comunità.
Per gestire i conflitti: è essenziale diventare dei buoni
comunicatori, e lo si diventa con l'allenamento.
Comunicazione: è uno scambio fra un emittente e un
ricevente che si alternano in questi ruoli. La regola principale
di una buona comunicazione è di ascoltare, la seconda è
capire il contesto in cui ci troviamo, la terza è preoccuparsi
di chi abbiamo di fronte, entrare in empatia con l'interlocutore.
Lo scopo della nuova sociologia è la valorizzazione dell'individuo,
(tenendo ovviamente conto delle gerarchie), l'individuo è
al centro del gruppo. Il gruppo non si identifica più in
un leader al vertice e in una massa che agisce, ma ogni individuo
deve partecipare, nessuno deve rimanere in ombra. Nel gruppo emergono
comportamenti di dominanza, cioè loquacità, tentativi
di influenzare gli altri o pilotare l'attività del gruppo
per fini personali e comportamenti di sudditanza: forte richiesta
di aiuto, ansia, frustrazione .
Dal gruppo emerge poi il comportamento socio-emotivo che può
essere positivo (accordo, gentilezza, disponibilità) oppure
negativo (disaccordo, antagonismo): statisticamente, se predomina
il comportamento socio-emotivo negativo, il gruppo si sfalda.
1.a considerazione:
- Partendo dallo scopo della sociologia moderna, cioè la
valorizzazione dell'individuo, io considero la Soka Gakkai una
organizzazione che, anziché essere al passo coi tempi (il
buddismo non è statico, il buddismo è cambiamento
)è rimasta ancorata al passato, è una struttura
vecchia che nella sua crescita, nel suo voler apparire nella società
non ha tenuto conto del singolo individuo, ha perso il culto dell'identità
delle persone, quindi ciò che predica è purtroppo
solo teoria.
Sempre secondo la sociologia, il gruppo attraversa varie fasi:
1° fase luna di miele totale dipendenza dal leader, illusione
che nel gruppo vada tutto bene.
2° fase conflitti si scioglie la dipendenza dal leader,
si entra nella fase dei conflitti (ricordiamo che il conflitto indica
una situazione che ha necessità di cambiamento)
3° fase coesione avviene una volta superata la fase dei
conflitti, si riconosce il problema, lo si identifica come nemico
esterno.
4° fase interdipendenza (difficile da raggiungere) in
cui c'è equilibrio tra tutti i membri del gruppo.
Un ottimo risultato sarebbe arrivare alla 3° fase.
2.a considerazione:
- Alla luce di questa analisi, emerge che la soka gakkai italiana
si è bloccata nella 2' fase, quella dei conflitti, dal
momento che tutt'ora non c'è dialogo, non c'è comunicazione
e che i membri che dissentono continuano ad essere ignorati, se
non addirittura emarginati. Ma perché mai chi ha un'idea
diversa dalla linea è un traditore? Eppure il buddismo
considera le diversità come arricchimento! In questo contesto
vedo assai difficoltoso e improbabile arrivare alla 3' fase, quella
di riconoscere il problema e di conseguenza interagire in equilibrio.(in
realtà il problema era stato riconosciuto con la risoluzione
di tokyo, nell'autoritarismo e nell'aver deviato dal corretto
insegnamento. Si sarebbe dovuto partire di lì e interagire
di conseguenza per rivitalizzare la Gakkai di uno spirito più
profondo, ma la risoluzione di tokyo non è mai stata pubblicata).
- Nonostante la speranza di un cambiamento che dopo il 30 marzo
ho sentito molto forte, il segnale che sto captando è che
oltre al rifiuto di individuare il problema, si fa finta di niente
( mi sembrava che il buddismo ci spingesse ad andare fino in fondo
al problema, noi non dobbiamo scappare, ma affrontare). Addirittura
il corso a Trets è stato tenuto proprio da alcuni di quei
responsabili che hanno utilizzato l'autoritarismo e deviato dall'insegnamento
corretto. Io personalmente non ho più voglia di farmi indottrinare
da persone in cui io non ho più fiducia, prima devono riconquistare
la mia fiducia e quella di tanti altri come me.
- Ritengo inoltre che si stia facendo un uso troppo superficiale
delle parole tanto che il buddismo di nichiren daishonin ne esce
alquanto ridotto e svalutato, è una sorta di pratica superficiale
per ottenere benefici, ma la rivoluzione umana dove è andata
a finire? Siamo in una fase di degrado, di perdita di credibilità,
di immagine e di valore, addirittura a tretz hanno dato degli
schemi che io ho definito "istruzioni per l'uso" su
come recitare per i vari tipi di problemi. Ma dove sono finite
le intrinseche e particolari peculiarità e caratteristiche
di ogni singolo individuo? Gli schemini aiutano le persone a non
pensare e di conseguenza a non approfondire lo studio (e questo
non è buddismo).
In questa fase complessa e delicata in cui la Gakkai non ha saputo
cogliere il conflitto come un'opportunità per rinnovarsi,
né come un passaggio necessario all'innovazione, la mia attuale
determinazione è quella di pensare autonomamente, di approfondire
con lo studio le basi del buddismo e di cercare di trasmettere alle
persone lo spirito più profondo di questa pratica, incoraggiandole
verso una strada di ricerca e di libertà.
Valeria Manzoni
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Valeria Manzoni |
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