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ATTI DEL FORUM MEMBRI IBISG - EMILIA ROMAGNA MARCHE
Bologna, domenica 22 giugno 2003, Circolo Benassi

TRACCE, OVVERO DELL'AUTOGUARIGIONE DALLA SOKA GAKKAI

Intervento di Piera Pedezzi


Sono molto d'accordo con chi ha scritto alcuni giorni fa che forse lo scopo di "tracce" è un tentativo di AUTOGUARIGIONE DALLA SOKA GAKKAI.
Perché anch'io credo che non si può tornare indietro facendo finta che sia sempre andato tutto bene (come in qualsiasi rapporto, compresi i rapporti personali), ma che si debba andare avanti, e che lo si possa fare solo tenendo conto di quello che è successo, e cambiando radicalmente.

E invece la Soka soprattutto degli ultimi anni mi ricorda un po' LA MARCIA SU ROMA di Dino Risi, in cui, inframmezzate alla storia, vengono ogni tanto detti alcuni principi "sociali" del neopartito fascista, clamorosamente smentiti dai fatti che via via accompagnano la sfolgorante ascesa delle camicie nere: eppure di fascisti ONESTI, che in quei principi hanno continuato a credere e che hanno anche fatto delle cose buone ce ne sono stati! E che forse (come molti amici della soka ai quali continua a legarmi un grandissimo affetto) sono convinti che LE BATTEGLIE SI COMBATTONO DA DENTRO.

Ma io credo che non sia indifferente l'aderire ad una cosa o ad un'altra, ad un partito o ad un altro, ad una religione o all'altra. Esistono delle ragioni profonde (di cui magari non siamo pienamente consapevoli) che ci guidano a lasciare qualcosa e a prendere qualcos'altro.

Perché io non sono né musulmana né cattolica né induista né testimone di Geova ma mi riconosco nei principi e nella pratica buddista (e in particolare in questo "ramo" del buddismo in cui mi è capitato di imbattermi)? Perché col passare del tempo stento a riconoscermi e a condividere le scelte di questa organizzazione, pur continuando a condividere quei principi?

"Hai ragione, ma andartene non risolverà niente:..."- LA SOKA SIAMO NOI -"": quando sento dire queste parole come questa avverto sempre un grande smarrimento, e mi chiedo ogni volta che cos'è questa cosa a cui ho aderito, e che cosa hanno a che fare con me, con le mie scelte di fondo, con la mia vita i seguenti FATTI:

- il buddismo insegna che si esce dal conflitto affrontandolo anche dentro di sé, non ignorandolo (ma poi...vedi l'iniziativa del kaikan di Roma, che di fronte ad un calo del 77% dello zaimu, anziché lanciare un invito alla riflessione e all'informazione, lancia lo ZAIMU DAY, invitando i membri ad uno sforzo per sostenere l'organizzazione) né scaricandone le cause su NEMICI ESTERNI (vedi la guerra a Nikken, che addirittura, unico essere vivente del presente passato futuro, sarebbe privo di buddità!) o su TRADITORI interni, che vanno neutralizzati, distrutti, TERMINATI (con il silenzio, l'isolamento, la calunnia)

- la bellezza e la ricchezza della differenza sono annullate da parole d'ordine di tipo teologico (lanciate da chi di teologia ne sa veramente poco) su fatti marginali,che non hanno niente a che fare con la dottrina ma che coinvolgono la sfera del comportamento soggettivo, scoraggiando la ricerca e inducendo obbedienza, passività, adesione a principi mediati, lontani dagli insegnamenti buddisti (i poemi di ikeda, il mondo del gosho, specchietti dottrinali senza
riferimenti alla dottrina)

- IL PENSIERO, si sa, a volte porta a sbagliare: perché allora non eliminare i pensieri pericolosi sostituendoli con pensieri già pensati e bollati con imprimatur attendibili?
Il CULTO DELLA BANALITA' ottiene consensi generali, permette il permanere dei sogni, riduce il linguaggio personale alla ripetizione rassicurante del buddese, questa magica NEOLINGUA che farebbe invidia a Orwell (meglio ancora se in formule giapponesi, tanto più tranquillizzanti se non se ne ricorda il significato), esalta i BENEFICI ed incoraggia la dipendenza

- Il dibattito (ma qualche sommo responsabile ci ha spiegato che questa NON E' UN'ORGANIZZAZIONE DEMOCRATICA!), l'INFORMAZIONE sono sostituiti dalla COMUNICAZIONE: " prima fai, poi pensa!- -" o anche :- niente paura: mentre tu dormi c'è chi lavora e pensa (e DECIDE) per te! -"-

- Il PARTIRE DA SE' per cambiare il mondo (che dovrebbe condurre al processo di rivoluzione umana) diventa PENSARE PER SE' per risolvere i problemi del mondo (e allora, se c'è la guerra in Iraq, niente manifestazioni e sensazionalismi, recita per la tua felicità e tutto il resto si risolve da sè)

- Il concetto di IMPERMANENZA (niente è eterno, niente è vero, la verità è la ricerca della verità) si trasforma in un processo di OMEOSTASI: il VERO BUDDISMO è il nostro, tutti gli ALTRI sono insegnamenti provvisori, quindi compito della soka è diffondersi e difende la propria perfezione, alla faccia dei dieci mondi

- L'operazione sistematica di svuotamento dilata esponenzialmente il numero e l'arroganza:

- dei piccoli leccapiedi, finalmente dotati di un pensiero, di una sicurezza,
di un'autonomia e soprattutto di un POTERE ed autorizzati ad esercitarlo per conto di altri, pronti ad obbedire come a riferire ai "capi"elenchi, notizie, tradimenti: proprio quello che oggi sta succedendo nella società, nel mondo.

- dei piccoli filantropi che, anziché occuparsi di affrontare e superare le
proprie tendenze negative, RECITANO E PRATICANO per gli altri, e sono prodighi, anziché di solidarietà, di consigli, sgridate, bigliettini con le guide del presidente Ikeda

Ho vissuto anch'io, per un certo periodo, il fascino di questo mondo magico, ben strutturato, compatto, autoreferenziale: mi aiutava ad identificarmi (io che sono sempre stata una liminale: non so se per natura o per scelta), a dimenticare l'angoscia di veder cadere periodicamente le mie certezze e di dover periodicamente rimettere insieme tutto.

Ma dentro di me si annida mio malgrado il folletto del PENSIERO, e allora cominci a vedere ma non vuoi vedere, vorresti dire delle cose ma stai zitta, finchè non dici più niente, e scatta il diabolico meccanismo dell'AUTOCENSURA: vorresti essere d'accordo ma non puoi, vorresti non sapere ma sai, vorresti essere cieca e sorda ma ci senti e ci vedi benissimo.

Bulgakov (che di tentativi di aderire alla dittatura di Stalin ne aveva fatti, e che sul fascino del totalitarismo la sapeva lunga) fa dire al suo MOLIERE, come lui affascinato dal RE SOLE ma incapace di aderire e di inchinarsi al potere in cambio di un suo piccolo potere, della ricchezza, di un ruolo di prestigio a corte (cito a memoria"): "vorrei strisciare davanti a lui, vorrei leccargli gli stivali...". Eppure Molière non riesce a scrivere le commedie che piacerebbero a Luigi XIV e ai suoi cortigiani, gli vengono fuori solo cose adatte alla commedia dell'arte, cose che parlano della gente, le cose della vita. Non riesce a dire né a scrivere niente altro.
E allora arriva al silenzio .... Finchè il folletto del PENSIERO... e della LIBERTA' sciolgono le catene.

SENTO CHE STO GUARENDO: mi sento di nuovo autorizzata a parlare la mia lingua, a vedere ed ascoltare le persone che mi piacciono, a mettermi in gioco per le cose importanti, in cui credo: per esempio la proposta di legge sull'insegnamento dei diritti umani, un impegno che mi sono assunta esclusivamente a nome MIO.

E qui chiediamoci il perché di tanta indifferenza da parte della SOKA nel "mobilitare le masse" su questa iniziativa, o addirittura di significativi scuotimenti del capo accompagnati da sentenze tipo: "Questa cosa non è importante: la cosa importante è fare shakubuku" (SIC! SIC! SIC!).

Io credo che in questa storia dell'Intesa, oltre che un grosso business (introiti assicurati per mezzo dello Stato) ci stia dentro anche una precisa concezione del mondo, della vita, dell'educazione, che con l'insegnamento dei diritti umani ha poco a che fare: l'idea di scuole confessionali (magari tante) che insegnano ciascuna la sua idea del mondo. Io sono contro: ho aderito al buddismo perché il buddismo è laico, pluralista, non impone insegnamenti ma incoraggia la ricerca, il confronto, la condivisione. La scuola dev'essere laica ed educare alla laicità.

Voglio ringraziare tutti gli amici di "tracce" di avermi fatto da MAESTRI, di avermi aiutato a guarire. Sento che questo legame con voi mi seguirà sempre, anche se tutti i nostri maestri ce li dobbiamo prima o poi lasciare alle spalle.

Lasciamoceli tutti alle spalle questi maestri, e come Shakyamuni reimpariamo a concentrarci su di noi (con l'aiuto del Gohonzon o senza): è così che filtrano bene e male, verità e bugie, come hanno fatto quei molti che si sono STACCATI da un'idea in cui non si riconoscevano più e magari l'hanno pagato con persecuzioni, con la galera e perfino con la vita.

Non erano necessariamente persone straordinarie: erano persone che magari non conoscevano bene tutti i risvolti della questione, che non avevano sviscerato proprio tutto, ma che semplicemente sentivano profondamente, dentro di sé, che QUALCOSA NON ANDAVA, non quadrava con se stessi. E, pur pagando, SI SONO RITROVATI.

Piera Pedezzi

   
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