|
ATTI DEL FORUM MEMBRI IBISG - EMILIA ROMAGNA MARCHE
Bologna, domenica 22 giugno 2003, Circolo Benassi
BUDDISMO E SIMBOLISMO
Intervento di Ivana Prete
Mi collego all'intervento precedente [di Kayo Ebisu, n.d.r.], che
condivido.
Un altro sbaglio, forse anch'esso legato a radici cattoliche, e
che mi è sembrato di individuare anche al corso a Trets dove
sono andata fuori programma ultimamente, è il fatto che tutto
ciò non è stato fatto con malizia. Il fatto che alcuni
errori vengono ancora perpetrati è perché vengono
nascosti dietro la buona fede, cioè far le cose per il bene
altrui; si è così convinti di questo principio da
riuscire a mascherare una trasposizione di concetti davvero perversa.
Ad esempio, mi è capitato di sentire, parlando della frase
di gosho "recitare come per estrarre l'acqua dal deserto":
"ma nel deserto c'è anche il petrolio". Ma questo
cambia, e si ritorna alla concezione consumistica di cui si parlava
stamattina. L'acqua è vita, e questo ha un senso. Allora,
vorrei dare un titolo al mio intervento: "Buddismo e simbolismo".
Noi abbiamo un altare (anche se ero ben contenta di essere membro
senza Gohonzon perché non sapevo dove metterlo) e a tutt'oggi,
nonostante abbia il Gohonzon dal '94, faccio fatica a spolverarlo.
E' tutto riconducibile alle piccole cose; ripartiamo da queste,
che sono il nostro vero contributo.
Sono andata a Firenze all'ultimo meeting educatori che ha ripreso
l'attività dopo 2 anni di inoperosità; nella sala
esterna c'è una campana, grande, completamente sorda, non
suona: è una sensazione gradevolissima. A Trets mi è
capitato di far menzione di questa campana. Sono stata raggelata
da affermazioni del tipo: "quella campana non verrà
cambiata mai, perché l'ha suonata Ikeda". Già
questo mi dà un'idea di come siamo stati capaci di creare
questa situazione, di aver idealizzato cose non idealizzabili.
Vorrei fare una nota agli ultimi interventi che hanno parlato di
Buddismo definitivo. Il Buddismo di Nichiren Daishonin non è
l'unico, è onnicomprensivo; non ci sono discipline o pratiche
che non stiano dentro al Buddismo. Questo concetto non esclude altre
confessioni ma le incorpora.
Altra cosa: ho discusso con una mia amica sull'opportunità
di scrivere a Ikeda. Lei era sconvolta del fatto che Ikeda non avesse
detto la sua su tutto questo. Ma dopo il corso a Trets, che è
stato illuminante per il cambiamento radicale dal primo al secondo
giorno nel modo di comunicare fra noi, mi sono resa conto che Ikeda
ha una presenza costante nei suoi scritti, anche sul Nuovo Rinascimento.
Lui non parla di organizzazione, ma di organismo; il suo pensiero
molto chiaro e molto fermo su cosa sia la responsabilità
c'è sempre.
Penso all'esempio dello stormo di uccelli, in cui chi guida cambia
continuamente, e questo mi fa pensare a una piramide, ma con una
solida base perché altrimenti non starebbe in piedi, che
parte sì dal vertice, ma per ampliarsi.
Ho già espresso questo concetto, ma è stato colto
al contrario, perché l'idea di livelli più alti nelle
responsabilità è molto radicata in noi (anche qui
al Forum). Anche questo è simbolismo. Dovremmo parlare invece
di livelli più profondi, allora il vertice di questa piramide
va giù, sotto il peso di tutti gli altri. Sempre riferendomi
al simbolismo, invito tutti a non fare differenza fra membri e responsabili,
ma a parlare di persone.
Grazie.
Ivana Prete
|